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14 agosto: Rinascimento privato

rinascimento-privato Ci sono parti, in questo romanzo, in cui Isabella si fa incredibilmente forte, umana e viva. Nelle 100 pagine che ho letto oggi, sono stati i momenti commoventi; filtrato tutto com’è dagli occhi di Isabella, è facile percepire la sua rabbia, il suo dolore, le ferite ingiuste inflittele dal marito, più o meno volontariamente. La prima cosa che mi ha colpito è stato il senso di esclusione che Isabella vive quando sua figlia Eleonora deve tornare a Mantova con il marito; il Papa ha infatti tolto loro le terre di Urbino per consegnarle ai Medici di Firenze, famiglia di cui il Papa fa parte. Mi è sembrata molto, molto più commovente la sua reazione all’uscita della famiglia Gonzaga al seguito di Francesco malato di sifilide, rispetto all’accorata implorazione che sua cognata Beatrice racconta di aver fatto al Papa. E poi l’umanità della donna di fronte alla morte del marito; ho seriamente pianto quando dice di desiderare che lui possa tornare. E infine il riconoscimento, anche se in punto di morte, da parte di Francesco della capacità di Isabella di gestire lo stato per consegnare la signoria in mano al figlio Federico. Mi è scappato un “era ora!”, devo ammetterlo, così come ho un po’ gioito per le vicende seguenti.
Uniche parti che non amo molto sono le lettere di de la Pole. Non perché siano poco interessanti – anzi, svolgono egregiamente la funzione di presentare al lettore gli avvenimenti che Isabella non conosce – ma perché il personaggio di Isabella è grandioso, imponente e la sua personalità così potente non mi sazia. Voglio lei, non de la Pole. Voglio lei e i suoi ragionamenti e il suo attraversare la vita con maestosità e forza.


Titolo: Rinascimento privato
Autore: Maria Bellonci
Iniziato il: 9 agosto 2013 (credo!)
Progresso 338/567 pagine

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Archiviato in Narrativa, Premio Strega

13 agosto 2013: Rinascimento privato

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La copertina del libro

In realtà questo è un diario di lettura che ne raggruppa altri, sempre perché ho deciso di tornare a scrivere qui più spesso e ci tenevo a mettere qualche impressione in itinere di questo libro. Per cui tenete conto che non stato letto tutto oggi – alcune parti risalgono a giorni fa.

Era da molto che volevo leggere questo libro, per vari motivi: è un’autobiografia inventata di Isabella d’Este, marchesa di Mantova e moglie di Francesco Gonzaga, scritta da Maria Bellonci e premiata con il Premio Strega dopo la mote dell’autrice. Ne avevo sentito parlare la prima volta al liceo; la mia prof di italiano ci raccontò la scena in cui Isabella d’Este accoglie Lucrezia Borgia, sua cognata, a Mantova. Oltretutto io ho studiato a Mantova, e la conosco piuttosto bene, per cui i luoghi narrati nel testo, i paesini (anche il mio!), le sale del Palazzo che vengono citate le ho ben impresse nella memoria.

La prima cosa che mi ha affascinata di questo libro – e credo sia il suo maggior pregio – è il linguaggio. Comprensibile a noi moderni e insieme con una patina di antico che lo rende quasi realistico – l’autrice ha infatti usato alcuni termini arcaici, a volte li ha inventati, e in generale è riuscita a dare perfettamente l’impressione che a scrivere fosse davvero Isabella. Non è esattamente leggerissimo, comunque; il libro infatti cita numerosi personaggi e luoghi e avvenimenti, e penso che se non avessi l’infarinatura che ho al riguardo farei piuttosto fatica a seguire il filo del discorso. Isabella è un personaggio di indubbio fascino e davvero ben costruito, e si nota fin dall’inizio l’intenso lavoro di documentazione che sta alla base di questa opera. Non ho dubbi che ciò che è narrato sia effettivamente accaduto; e persino il personaggio inventato da Maria Bellonci è perfettamente inserito e ha assolutamente senso all’interno della storia. E la cosa più interessante è che riesce ad avvincerti e tenerti incatenato alla pagina nonostante si sappia già che cosa succederà. E Isabella è un personaggio per cui dire che è “a 360 gradi” è usare un eufemismo.
Dico con molta sincerità che nonostante la fatica iniziale ad abituarmi al linguaggio e allo stile utilizzato, non ho faticato a capire il significato delle parole arcaiche e/o inventate. E la meticolosità, la precisione e l’attenzione ai dettagli che la Bellonci ha usato in questo testo mi ha fatto venire voglia di divorare qualsiasi altra cosa abbia scritto.
Lo consiglio anche se non l’ho ancora finito. Penso che qualche pagina basti a capire se è una lettura che fa al caso proprio, ma dategli una possibilità!


Titolo: Rinascimento privato
Autore: Maria Bellonci
Iniziato il: 9 agosto 2013 (credo!)
Progresso 235/567 pagine

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Archiviato in Narrativa, Premio Strega

28 ottobre 2012: Scritto col mio sangue

La copertina del libro

In realtà ho finito questo libro da tempo, ma per un motivo o per l’altro non sono più riuscita a bloggare. Dunque, vediamo… l’autrice ha presentato l’uomo da cui sarebbe rimasta incinta così spesso, per poi abortire. Che dire? Non è un uomo che mi ha fatto una buona impressione, anzi.
Prima cosa: lui le dice di non volere figli, e questo succede quando lei è già rimasta incinta e ha già abortito una volta, senza dirglielo. La giustificazione che dà lei dei primi aborti è appunto questa: lui non vuole figli e anzi, quando lei gli confessa di essere incinta (non ricordo se è la seconda o terza gravidanza), lui le dice chiaramente che se pensa di essere adulta abbastanza da avere figli, allora sarà adulta abbastanza anche da essere una ragazza madre. Più chiaro di così… per cui lei – che a questo punto è già così avanti nella gravidanza da sentire il bambino che si muove, e comunque oltre il limite legale per l’aborto – prende una quantità spropositata di farmaci che la portano ad avere una specie di parto. E’ questo che mi impressiona: che a volte questa donna scelga di abortire in maniere dolorose, spesso al limite legale. Ma io penso che l’uomo che ha accanto sia una schifezza. Lui le dice di volere donne giovani perché così ‘non hanno le ferite della vita’: beh, una donna giovane è anche in età fertile, e se tu sei così convinto di non volere figli, allora fai qualcosa per evitare che la tua donna resti incinta. Irene dice che in certi periodi (quando era meno occupata con i libri che scriveva) ‘dimenticava’ la pillola. Ora, ho chiesto al mio ragazzo: in un’ipotetica situazione simile a quella di questi due, se vedi che continuo a restare incinta e poi abortire, tu che fai? La risposta – e dovrebbe essere quella di ogni uomo! – è stata che anche lui penserebbe un po’ di più alla contraccezione.
Insomma, ho letto qualche commento a questo libro, e la maggior parte condanna questa donna. Forse è più logico: alla fine è la donna che decide cosa fare del bambino che aspetta. Ma io parto dal presupposto che quel bambino l’ha concepito con un uomo, e se, come in questo caso, l’uomo è suo marito, beh, qualche colpa ce l’ha anche lui, proprio perché se scegli così perentoriamente di non avere figli, allora non lasci la donna che teoricamente ami allo sbaraglio: chiunque sano di mente si farebbe due domande sul perché la propria donna continua a ‘dimenticare’ la pillola per poi abortire. Non farlo per tredici volte (due aborti sono con un altro uomo) dimostra la sua pochezza.

Per fortuna Irene si accorge dell’uomo dappoco che ha accanto. E alla fine ha una bimba con un altro uomo.
Ecco, qui però mi dico: lavoro in un centro di medici di famiglia, e spesso vedo donne anche giovani che si sottopongono a cure per la fertilità che altrettanto spesso devono ripetere più volte per poter riuscire ad avere un figlio. E questa invece ne abortisce quindici e poi rimane incinta… la natura non è giusta. Concedetemi questa piccola e inutile considerazione.


Titolo Scritto col mio sangue. Storia di una donna che non sapeva essere madre
Autore Irene Vilar
Iniziato il 7 ottobre 2012
Progresso 254/254 pagine

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8 ottobre 2012: Scritto col mio sangue

La copertina del libro

Ieri ho interrotto la lettura nel punto in cui l’autrice sta per presentare l’uomo con cui ha avuto una relazione e che non voleva assolutamente avere figli, portandola quindi a quell’impressionante serie di aborti (per ora tutti volontari, in un certo senso) da cui nasce tutto il libro.
Ho come avuto l’impressione che questa donna fosse più dipendente che innamorata di quest’uomo. Lui le ripete spesso di fare una scelta precisa, di non voler aver figli per viaggiare e scrivere, e di scegliere donne più giovani di lui anche di parecchi anni (l’autrice ne ha 17 quando lo incontra, lui ha passato i 50) perché non si portano dietro le cicatrici che solitamente si accumulano con l’età. Non hanno sofferto, non hanno vissuto… non si tratta solo di anagrafe, dice lui, ma è proprio un questione di gioventù psicologica, anche se spesso si traduce proprio nell’età anagrafica. Lei, dal canto suo, mostra benissimo quanto fosse la sua presenza a dare un senso alla sua vita. Un esempio per tutti: quando devono tenere la relazione nascosta, lei passa le giornate in casa in attesa di una sua telefonata o di una sua visita, rinunciando a uscire per paura di perdersela. Ha sempre il pensiero fisso su cosa fare per non farsi lasciare – e quando rimane incinta, e ripetutamente, abortisce perché lui non vuole figli, e una volta dice anche che se è abbastanza adulta per fare figli, allora lo è anche per essere una ragazza madre (più chiaro di così…)
Ciò che mi stupisce è che questa coppia non vuole avere figli, ma non adotta nemmeno precauzioni per evitarli. Lui le fa capire che non vuole che ci siano problemi di questo tipo, ma poi la lascia sola a risolverli. E lei li risolve come può: una clinica per il primo, un tentativo di suicidio, addirittura arriva ad abortire un feto di diciotto settimane, che si era già mosso nella sua pancia. Voglio cercare di capire questo rapporto un po’ malato, o quantomeno sbagliato nelle sue premesse: perché, se non ci devono essere bambini in questa coppia, non cercano almeno di fare il possibile per non concepirne?
Spero di capirlo nella lettura di oggi.


Titolo Scritto col mio sangue. Storia di una donna che non sapeva essere madre
Autore Irene Vilar
Iniziato il 7 ottobre 2012
Progresso 111/254 pagine

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7 ottobre 2012: Scritto col mio sangue

La copertina del libro

Ho iniziato questo romanzo/autobiografia che si presenta piuttosto duro fin dal titolo e dall’immagine di copertina.
Si tratta della storia difficilissima e dolorosissima di una donna che presenta subito, nelle prime pagine, la sua infanzia molto dura: sua madre infatti è una persona infelice, sempre affamata d’amore, che si suicida. La figlia affronta la sua morte in maniera troppo matura per la sua età: promette al padre di cucinargli sempre il riso, fin dal giorno dopo, e chiede un abito per il funerale. Poi vaga tra famiglie di parenti, diventa lei stessa madre delle sue sorelline, da cui le separa solo qualche anno di differenza, le figlie poco amate di sua matrigna, che ha solo qualche anno più di lei. I suoi fratelli finiscono in carcere… insomma, una storia davvero felice, che stilla sofferenza a ogni riga, e ti si stringe il cuore al pensare a quanto questa bambina sia stata costretta a vivere.
Non so dire quanto tutto questo giustifichi quello che l’autrice farà dopo (abortire quindici volte in quindici anni). So però che quando dipinge il quadro della sua infanzia, e della sua adolescenza al college, di cui non tace la sua promiscuità sessuale, di certo fa capire che dietro a quella scelta di abortire continuamente c’è qualcosa di duro e pesante e difficile da inghiottire.
Indubbiamente un libro piuttosto duro, ma mi sembra valga la pena leggerlo.


Titolo Scritto col mio sangue. Storia di una donna che non sapeva essere madre
Autore Irene Vilar
Iniziato il 7 ottobre 2012
Progresso 45/254 pagine

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4 giugno 2011: La bambina ribelle

La copertina

Iniziato un romanzo che si profila interessante: La bambina ribelle di Nafisa Haji. Ho letto i primi capitoli, e ho già stabilito quali sono i miei personaggi preferiti: prima di tutto la voce narrante, la bambina ribelle del titolo, e poi Nanima Grande, la sorella di sua nonna, che mi piace per il suo anticonformismo.
Devo dire che ci sono delle cose che ho trovao un po’ ridondanti, non per come vengono raccontate nel libro, ma soprattutto perché li ho trovati spesso in altri romanzi: il conflitto generazionale, esemplificato soprattutto dalle tradizioni della nonna, poi della madre e infine delle due figlie.
Mi piace anche il racconto di questo rapporto tra persone che provengono da una terra, l’India, ma si trovano a vivere in altre parti del mondo, separate dalla loro nazione natale e anche, a volte, dai loro parenti; mi piace come tengano comunque le proprie radici.
E la storia, fino ad adesso, si profila interessante: è già stata svelata una cosa piuttosto importante, e non vedo l’ora di leggere, oggi, che cosa succederà adesso che la protagonista ha scoperto la verità su una storia raccontatale dalla madre.
Unico neo: sarebbe carino avere un glossario, o almeno note della traduttrice, che spieghino alcuni termini o comunque alcune cose tipiche della cultura indiana. Serve ad ampliare i propri orizzonti, e in questo romanzo ne sento la mancanza.


Titolo La bambina ribelle (Elefanti bestseller)
Autore Nafisa Haji
Iniziato il 4 giugno 2011
Progresso 64/281 pagine

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